La fortezza Bastiani

Era un tardo pomeriggio autunnale, una pioggia sottile puntinava il parabrezza, il traffico era congestionato e io correvo, se così si può dire, dalla psicoterapeuta.

Mi ero promesso di partire alle 17:00, max 17:10, ma un lavoro banale era diventato più complesso del previsto, il wi-fi non collaborava e tutto iniziava a darmi fastidio. Partii tardi sperando di trovare la provinciale sgombra, ma si trattava chiaramente di una sciocca illusione.

Il traffico; i pensieri; la scuola; le scadenze, per scacciare quell’esercito che stava invadendo la mia testa accesi la radio.

Radio RAI, non ricordo se radio uno, due o tre, ma poco importa. Un attore stava leggendo -in modo sublime - alcune pagine da “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, così mi venni a trovare fra alte cime innevate, a contemplare la pianura all’orizzonte, aguzzando lo sguardo in ricerca e in attesa di scorgere in esso una desiderata, altresì temuta, variazione. Eccomi a camminare sui bastioni di una fortezza inquietante ma affascinate. O nelle viscere di essa, fra corridoi angusti, con la muffa a decoro dei muri e nelle narici il suo caratteristico odore pungente, che lentamente ma inesorabilmente entra nei polmoni.
Nella mia mente a poco a poco si delineava l’immagine dell’ufficiale Giovanni Drogo, fino a ieri sottotenente, elegante nel suo pregiato mantello nuovo, scarno, alto, con rada barba, pensieroso. Curioso: guarda come mi assomigliava Giovanni Drogo.


Arrivai a destinazione, ore 17:59, parcheggiai in malo modo e poco convinto la mia non certo piccola Ford Tourneo Connect, dicendomi che non si poteva far di meglio. Cappello, ombrello, zainetto, via di corsa sotto il parapetto. Suonai il campanello, accennai:<< Buona sera dottoressa, perdoni il ritardo, mi creda: non è per nulla agevole raggiungere la città giungendo a cavallo dalla fortezza Bastiani>>.

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