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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2019

Servire al mondo

Comunemente si definisce povero colui che soffre di una indisponibilità economica ma, a ben vedere, la povertà è l’incapacità di formulare una risposta adeguata alle problematiche che accompagnano il proprio vissuto. Siamo quindi potenzialmente tutti esposti alla povertà, ogniqualvolta non troviamo risposta, quando diciamo: “con mio figlio non so più cosa fare”; quando quel non saper più cosa fare vale per noi stessi, per i nostri rapporti, per il lavoro e per tante altre situazioni. Con questo dire non voglio sminuire la povertà economica, che è e resta fatto grave, ma allargare l’orizzonte per includere un maggiore numero di soggetti entro questo insieme, forse anche noi stessi, che ci pensiamo o ci stimiamo, io per primo, immuni. Mi piacerebbe molto, qui e ora, saper formulare un antidoto portentoso contro la povertà, così da sradicarla per sempre, ma credo questo impossibile. Un passo del Vangelo dice: “i poveri li avete sempre con voi”, forzandolo un attimo ed estrapola

Ad alta voce

Mi sfiora da tempo la tentazione di leggere ad alta voce, premessa: non sono un bravo lettore, non ho fatto un corso di dizione né di recitazione, ma il mio obiettivo non è quello di salire su un palco né di dare spettacolo. Il mio palco potrebbe essere una panchina di un parco di periferia, il mio pubblico i bambini ivi presenti, l’azione posta in essere in una sera qualunque senza preavviso e pubblicità, il tema: una fiaba. Semplicemente un modo diverso di passare una serata, di fare comunità. Dicevo: mi sfiora da tempo questa tentazione, attendo solo un complice che mi incoraggi e mi accompagni affinché questo piccolo sogno diventi realtà.

Save the date: 21 marzo

Da troppo tempo quelle tele sono appese ai muri del mio studio. Da troppo tempo i miei occhi passano su quelle stampe senza emozionarsi, senza stupirsi. È dunque giunto il tempo di liberarsene, di lasciar fare a quei colori e a quei soggetti ciò per cui furono generati: stupire, emozionare, forse far pensare chi in esse per la prima volta s’imbatte. Il ventun marzo potrebbe essere il giorno buono, ho individuato anche due o tre punti interessanti in paese, basta infatti una rete o una ringhiera, un piccolo gancio ed il gioco è, anzi sarà fatto. Sarà il brivido di un istante: sfilare dalla custodia il quadro, guardarsi in giro, attendere il momento giusto e agganciarlo, al suo destino abbandonarlo. Ecco il proposito, avrò il coraggio di farlo?

L’uomo che cammina

Camminare e pensare. Camminare è pensare. È lo spazio che uno dedica a sé stesso per rielaborare il proprio vissuto, per comprenderlo e rilanciarlo nel futuro. Lo si può fare in altre occasioni? Probabilmente sì, personalmente il camminare, il percorrere medio/brevi tratti a piedi, fosse solo per andare a prendere i figli a scuola, è uno dei pochi momenti in cui posso farlo, in cui posso dedicare del tempo a pensare e pensarmi. Difficilmente lo si può fare mentre si guida un’automobile, il guidare è un’attività più impegnativa del semplice mettere un piede dopo l’altro, o almeno è così per il sottoscritto, comprendo che sia molto soggettivo. Meno soggettivo è il fattore tempo, muoversi a piedi vuol dire rallentare, concedersi del tempo, concedersi con leggerezza anche delle deviazioni, delle soste contemplative, degli accessi contromano. L’uomo a piedi è l’uomo libero. Per questo educo i miei figli al valore del cammino, a scuola si va piedi (con o senza l’adulto), n

Read&fit: spazio per il corpo e per la mente

Read&fit è l'idea di una palestra (o di una biblioteca) dove si coniuga la cura per il corpo con la cura per la mente. Gli attrezzi e l'attività fisiche sono pensate in funzione della lettura, le sessioni di esercizi procedono pari passi con la lettura o l'ascolto di: racconti brevi; saggi; poesie e laddove concretamente mantenere un libro in mano o girare pagine possa risultare difficile, ci si abbandona all'ascolto di un audiolibro o di un lettore. È risaputo e scientificamente provato: fare sport fa bene alla mente! Aumenta l'apporto di sangue ed ossigeno al cervello, quest'ultimo quindi lavora meglio. In un centro "read&fit" le due attività: quella fisica e quella intellettuale non sono poste in conflitto, come generalmente accade, ma portate avanti di pari passo. Le sessioni di allenamento possono seguire un percorso di lettura libero, il singolo utente sceglie la sua lettura e la porta avanti da solo o in contemporanea con

La famiglia oltre i proclami.

Caro don Xxxxx, al nostro primo incontro, avvenuto in data 21 aprile 2017 in oratorio a Molinetto, mi chiese che priorità vedevo per la Parrocchia, io risposi di porre attenzione ai catechisti e agli educatori degli adulti. Il focus su queste figure di fatto risponde ad una attenzione pastorale più generale sul tema della famiglia, attenzione direi fondamentale della Chiesa Cattolica. Sulla famiglia la Chiesa, intesa come l’insieme dei laici e dei ministri ordinati, teorizza molto, cioè propone teorie, analizza dinamiche e formula dei moniti, degli “avvisi” che rischiano spesso di cadere nel vuoto, un po’ come quando si dice ad un bambino di “stare attento” o di “comportarsi bene” senza concretizzare questi moniti. Per spiegarmi meglio prendo ad esempio il lavoro che ha visto sul Piccolo Principe, quando ho sottolineato l’importanza dei riti ho fatto un discorso generico, portando sì qualche esempio, ma lasciando il tutto molto sospeso, mentre ritengo sia fondamentale chiari

Educazione cristiana, immaginare il futuro.

È la comunità che educa, non il singolo o non solo il singolo investito di un ruolo educativo: il catechista, l’animatore, l’allenatore, l’educatore, etc. Asserendo questo non intendo deresponsabilizzare il singolo, anzi con questa affermazione viene valorizzata la responsabilità ed inserita in un contesto più ampio, quella della comunità, luogo in cui ogni adulto è soggetto attivo ed educante, perché non esiste un adulto che non sia educatore e questo è vero anche se non siamo d’accordo, anche se ci chiamiamo fuori e allontaniamo da noi questo compito educativo, noi educhiamo esistendo. I figli di una comunità sono lo specchio del mondo adulto; afferma Italo Calvino nel suo romanzo Palomar : “La distanza tra due generazioni è data dagli elementi che esse hanno in comune e che obbligano alla ripetizione ciclica delle stesse esperienze” e chiude poche righe dopo con una constatazione amara: “Non abbiamo niente da insegnare su ciò che più somiglia alla nostra esperienza non possia

Esercizi di civiltà

Alcuni giorni addietro il mio secondo figlio Emanuele è tornato da scuola raccontandomi di un incontro particolare con la polizia locale. Una lezione speciale, tenuta da alcuni poliziotti, rispetto ai comportamenti corretti da adottare e fare propri in una comunità. Sollecitato e stimolato da quanto riferito dal bambino è venuto fuori, come al solito alla velocità della luce, il seguente pensiero: e se per un po’ di tempo fossero i bambini a fare i poliziotti? Se fossero loro ad affibiare le multe (multe speciali, con sanzioni simboliche)? Per esempio multe a chi parcheggia sul marciapiede, per chi attraversa con il rosso, per chi getta rifiuti in terra con noncuranza, per chi utilizza la bicicletta in tarda sera senza i dovuti ausili per l’illuminazione, etc. Ogni bambino munito di taccuino potrebbe annotare i dati dell’adulto indisciplinato, comminando la sanzione e riscuotendo -se possibile- subito il dovuto. Io credo sarebbero spietati, inflessibili e rigorosi. Diciamocelo chia