Quindi uscimmo a riveder le stelle

“Papà, le stelle!” Mi ha detto il piccolo Damiano, che di stelle ne ha viste poche sin ora.
“Wow, le stelle!” Ha affermato un’amica venutami a trovare in tarda sera.

Anche mia moglie ha osservato che si vedono le stelle, eppure non siamo in montagna, ma nell’hinterland di una non piccola città.
Cosa sta succedendo?

Semplice, un guasto importante alle linee elettriche ci sta lasciando da una quindicina di giorni ad oggi ogni sera al buio, niente illuminazione pubblica e naturalmente sono riapparse le stelle.
Avevamo da tempo scordato che sopra noi -oltre i lampioni- esisteva un cielo trapuntato. Un guasto imprevisto è servito a ricordarcelo.

Questo guasto mi suggerisce l’idea che ogni tanto sarebbe bello spegnere volontariamente la luce artificiale, per tornare a guardare il mondo sotto il suo aspetto più vero: quello naturale. Ogni tanto, sì, ogni tanto quanto? Facciamo una notte ogni quindici giorni? Oppure con una frequenza maggiore? A turnazione su diverse vie, in modo che tutti possano godere dello spettacolo? Questioni da ponderare.
Credo poi si possa intravedere anche una forma di risparmio economico, anche questa tutta da quantificare, ma non dovrebbe essere male.

L’idea mi piace, farò la proposta al consiglio comunale, magari a quello dei ragazzi, forse più sensibili all’argomento.

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