Il nostro futuro

Il nostro futuro sarà un ritorno al passato, alla normalità antecedente all’emergenza sanitaria, o si configura come un domani diverso, sin da ora da pensare e progettare?

Il quesito posto dà per certo che l’uomo, ogni uomo, sia artefice del proprio futuro, che una comunità costruisca con consapevolezza il suo domani. Credo sia assunto non sempre così vero, talvolta, lo dico in primis per il sottoscritto, è il fluire del tempo a trasportarci avanti, come se fossimo un tronco posto sull’acqua, senza che minimamente si tenti un governo della situazione. Il tempo scorre, ci porta avanti e noi passivi procediamo. Altre volte il nostro ruolo da protagonisti è esercitato in modo inconsapevole, senza lungimiranza poniamo in essere scelte e azioni che poi condizioneranno in modo vincolante il nostro domani.
Ultimo, ma non per importanza, non ci siamo solo noi, che significa che viviamo immersi in una dinamica, il nostro domani non è esattamente nelle nostre mani, ma in mani un po’ più grandi: famiglia, comune, provincia, regione, stato, continente. Questo complica un poco le cose, rende più difficile definire traiettorie, più difficile ma non impossibile.

Accennata questa premessa andiamo avanti, o meglio guardiamo avanti, concedetemi solo un attimo che mi infilo gli occhiali.
Farò sicuramente delle considerazioni banali, si tratta proprio di un primo ingenuo approccio.

Credo dovremo imparare a frequentare certi ambienti sempre mascherati, con le mascherine intendo, gli stilisti ne faranno di bellissime, semitrasparenti o del tutto invisibili o al contrario color pelle con un finto sorriso disegnato e denti bianchissimi, rispondenti a rigidi canoni estetici.
Alla Silicon Valley non progetteranno più schermi pieghevoli per cellulari, ma applicheranno quella tecnologia alle mascherine e forse non dovremo nemmeno toglierle per baciarci.
Dicevo obbligatorie per tutti in taluni ambienti: gli ospedali, gli ambulatori, le R.S.A.

Questa emergenza ci sta insegnando ad essere più puliti, è innegabile: ora abbiamo imparato a lavarci le mani (ne avevamo un’idea approssimativa), a starnutire nel gomito, a indossare i guanti usa e getta nei supermercati (sarebbe bene utilizzarli anche sui mezzi pubblici). Tutte azioni che andrebbero a mio avviso insegnate alla scuola primaria, se non a quella dell’infanzia. Credo si possa prevedere la materia: igiene personale e buone norme comportamentali all’interno della società, il ministero dell’istruzione penserà a un nome più breve o a una sigla, tipo: BNCS.

Fra le materie linguistiche insegnate alla scuola secondaria si aggiungerà il Burocratese, così da intendere (veramente!) decreti, norme, ordinanze, regolamenti e affini.

Sempre pensando alla scuola secondaria, ogni mattina si inizierà con la lettura dei quotidiani, con leggerezza, senza trasformare l’attività in un pesante dovere.
L’emergenza sanitaria li ha riportati fra le nostre mani come strumenti utili a decifrare gli accadimenti, bene, manteniamo questa buona abitudine e abituiamo i più giovani a farlo.

Le lezioni saranno sia in presenza sia a distanza, così che lo studente partito all’alba da Soresina e incappato per sua sfortuna in un mezzo pubblico in ritardo, possa smartphone in mano iniziare a seguire la lezione.

Ogni casa avrà una stanza dedicata alla studio e alla meditazione, dove si potrà leggere un libro in isolamento volontario, seguire una lezione a distanza, pregare, meditare, suonare il corno, pensare. Il wi-fi sarà libero e accessibile a tutti.

Mi fermo qui per ora, altre idee arriveranno, saranno come sempre “pensieri alla velocità della luce”.


A.

Commenti

  1. L’emergenza ci insegnerà ad avere un rapporto più stretto con il medico di base, che non sarà più lo sconosciuto che incontriamo ogni due/tre anni alla comparsa di sintomi e malanni. Sarà il nostro confidente, ricorreremo a lui spesso e volentieri, come si ricorre all’assicuratore o al consulente finanziario. Ne parlavo qui poco più di un anno fa, metto il link per praticità: https://2ideeblog.blogspot.com/2019/02/revisione-obbligatoria.html

    RispondiElimina
  2. Ci doteremo di astucci porta mascherine, li terremo in tasca, dentro la borsetta, negli zainetti. Saranno di forme e fogge differenti: cilindrici, oppure tipo scatola di sigari, in plastica o metallo se non in tessuto. Saranno personalizzati, sorgeranno nuovi negozi che oltre a vendere imbarazzanti cover per telefonini ci propineranno astucci molti chic ma molto utili.

    RispondiElimina
  3. Da padre quale sono credo che questa emergenza ridefinirà i tempi del rapporto padre figli. Questione non semplice ma di vitale importanza. Lo smart working non è tutto rose e fiori ma ha innegabili vantaggi, in primis la flessibilità oraria, in secondo luogo la presenza a casa. Se i figli sono sufficientemente grandi e autonomi (penso ai preadolescenti, come agli adolescenti), il padre può permettersi di lavorare in modo abbastanza continuativo, intervenendo solo là dove necessario. Il lavorare a casa azzera anche i tempi degli spostamenti e anche questa non è questione da poco, passare dall'ufficio alla cucina in pochi secondi può fare molto comodo. Ecco credo che nel futuro il legislatore dovrà avere un occhio di riguardo per i padri (come per le madri) valutando le età dei figli, permettendo una flessibilità che vada oltre i primi giorni\mesi di vita di un figlio.

    RispondiElimina
  4. Il covid19 ci insegnerà a pagare tasse e tributi? Metterà in luce le nostre responsabilità rispetto ai servizi erogati dal pubblico? Per dire: pagheremo quanto dovuto per i servizi resi dal pronto soccorso? Tassa attualmente e storicamente "snobbata" dai più qui a Brescia. Mi auguro che il futuro riservi risposta positiva a queste domande.

    RispondiElimina
  5. Distributori automatici di mascherine e guanti a ogni ingresso di ospedali, R.S.A. e similari. Inseriremo la monetina o avvicineremo lo smartphone, sceglieremo il colore e la taglia. In un istante saremo pronti ad entrare.

    RispondiElimina
  6. Ai musei, per evitare code e assembramenti, entreremo solo con appuntamento. Tramite una app o un sito web prenoteremo la nostra visita, potremo scegliere la modalità visita completa come altre predisposte (percorso per stili, o per anni, o per autore), potremo scaricare subito l'audioguida o delle schede introduttive alle opere. I musei si adegueranno con orari flessibili o persino aperture h. 24, avvantaggiati dal fatto di sapere in anticipo l'afflusso dei visitatori. E per gli indecisi, per tutti quelli che non amano programmare le proprie giornate, per quelli che per caso si trovano davanti alla porta di un museo? Ci sarà un occhio anche per loro, basterà aprire la app (o chiedere alla biglietteria) e verificare la disponibilità per la visita, con un po' di fortuna ci sarà posto anche per loro!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Le cose belle ai tempi del nemico invisibile

S’è risvegliata per incanto la città