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Quindi uscimmo a riveder le stelle

“Papà, le stelle!” Mi ha detto il piccolo Damiano, che di stelle ne ha viste poche sin ora. “Wow, le stelle!” Ha affermato un’amica venutami a trovare in tarda sera. Anche mia moglie ha osservato che si vedono le stelle, eppure non siamo in montagna, ma nell’hinterland di una non piccola città. Cosa sta succedendo? Semplice, un guasto importante alle linee elettriche ci sta lasciando da una quindicina di giorni ad oggi ogni sera al buio, niente illuminazione pubblica e naturalmente sono riapparse le stelle. Avevamo da tempo scordato che sopra noi -oltre i lampioni- esisteva un cielo trapuntato. Un guasto imprevisto è servito a ricordarcelo. Questo guasto mi suggerisce l’idea che ogni tanto sarebbe bello spegnere volontariamente la luce artificiale, per tornare a guardare il mondo sotto il suo aspetto più vero: quello naturale. Ogni tanto, sì, ogni tanto quanto? Facciamo una notte ogni quindici giorni? Oppure con una frequenza maggiore? A turnazione su diverse vie, ...

La fortezza Bastiani

Era un tardo pomeriggio autunnale, una pioggia sottile puntinava il parabrezza, il traffico era congestionato e io correvo, se così si può dire, dalla psicoterapeuta. Mi ero promesso di partire alle 17:00, max 17:10, ma un lavoro banale era diventato più complesso del previsto, il wi-fi non collaborava e tutto iniziava a darmi fastidio. Partii tardi sperando di trovare la provinciale sgombra, ma si trattava chiaramente di una sciocca illusione. Il traffico; i pensieri; la scuola; le scadenze, per scacciare quell’esercito che stava invadendo la mia testa accesi la radio. Radio RAI, non ricordo se radio uno, due o tre, ma poco importa. Un attore stava leggendo -in modo sublime - alcune pagine da “Il deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, così mi venni a trovare fra alte cime innevate, a contemplare la pianura all’orizzonte, aguzzando lo sguardo in ricerca e in attesa di scorgere in esso una desiderata, altresì temuta, variazione. Eccomi a camminare sui bastioni di una fortezz...

Il piccolo Antoine

“Una volta, quando avevo sei anni, in un libro sulla foresta vergine intitolato Storie vissute, ho visto un’illustrazione bellissima.” Quanto riportato fra virgolette è l’incipit di uno dei libri più venduti al mondo, “Il piccolo principe” di A. De Saint-Exupery, poco sotto appare la riproduzione, per mano dello stesso autore, dell’illustrazione. Molte altre illustrazioni completano il volume e tutte sono a firma di Saint-Exupery, a testimonianza di un rapporto intenso e speciale fra l’autore e il disegno, rapporto però reso molto complesso e scoraggiato dal mondo degli adulti che consigliano al piccolo Antoine di lasciar perdere i disegni, stroncando così sul nascere la sua carriera di pittore. Non è dato sapere se l’aneddoto sia realtà o finzione, ma questo poco conta, si legge in modo esplicito una critica al mondo adulto, incapace di sostenere e far progredire le aspirazioni di un bambino. Sia chiaro: le aspirazioni di un fanciullo sono spesso grandi chimere, ma anche ...

Cosa farai da grande?

C’è una domanda tipica che gli adulti rivolgono ai bambini, è: “Cosa farai da grande?”. Spesso a porla sono persone del tutto estranee al contesto famigliare, oppure lontani parenti o conoscenti, talvolta sono gli stessi genitori curiosi che un po’ per gioco, senza dare troppo peso alla risposta, lo chiedono ai figli. “Cosa farai da grande” è una domanda che mi interroga, mi chiedo se non sia meglio chiedere: “come servirai da grande?”. Facile dire che posta così non “suona bene”, che il verbo servire evoca schiavitù e umiliazione, sembra togliere dignità al soggetto, per metterlo in un regime di sudditanza verso qualcosa o qualcuno. Un atto di lesa maestà alla libertà individuale, un tarpare le ali alle aspirazioni personali. Se analizzassimo e prendessimo sul serio le risposte dei bambini scopriremmo che la maggioranza dei maschietti oggi vorrebbe fare il calciatore, che un buon numero vorrebbe fare l’influncer, che è aspirazione di ambo i sessi, qualcuno ancora l’attore o...

Quando fatica fa rima con felicità e serenità

Un’aiuola da sistemare, una decina di radici di una siepe da sradicare e un po’ di tempo libero nel mese in cui quasi tutto e quasi tutti si fermano: agosto. Sin da bambino il mio rapporto con questo mese è stato complesso, faticavo a dare un senso a quelle lunghe giornate vuote, fatica che non ha trovato soluzione nemmeno da più grande, da adolescente e da giovane. Con l’età adulta ho imparato a gestire quel mese capriccioso, a trovare un equilibrio fra pieno e vuoto sino ad arrivare a questa estate, una delle migliori stagioni mai vissute sotto questo punto di vista. Cosa ha reso al sottoscritto questo tempo tanto speciale? Il fare fatica scavando la terra, sudando sotto il sole, in compagnia di un’ascia e di un piccone. Può sembrare una banalità ma per una persona come il sottoscritto, abituata a  otto e più ore al giorno a stare seduta di fronte a un computer, l’attività “contadina” ha una carica decisamente rivoluzionaria. Allora fatica fisica fa rima con f...

La scuola della noia

La noia. -parte prima - La noia è una signora dai fianchi un po’ molli ed i piedi gonfi, che si dà aria sventolando uno sfilacciato foulard. La noia è insopportabilmente vecchia. La noia è il chiassoso silenzio che ogni giorno esperimento nel chiuso della mia cameretta. La noia è evidente mi è imposta. La noia è il dovere prima del piacere, è fare il cameriere a mio fratello, è uscire con l’ombrello, è il fare le spese.  La noia abita questo paese in cui niente mai succede e la vita si snoda fra la casa, la chiesa e la posta. Ci vorrebbe una bomba, sì una bomba. Senza morti e feriti, solo un po' di macerie ed un bel polverone. Una bomba contro la noia. La bomba. -parte seconda- La bomba è un concetto in bilico fra il concreto e l'astratto. La bomba ha un misterioso ed ancestrale fascino, rimanda alla caccia, ha il sapore della sfida, ha il tempo esagerato della miccia. La bomba mi piace, pur non avendola mai vista. La bomba come un dirompente desi...

Fraternità

Invita sette o otto persone che non si conoscono fra di loro a sedere per due o tre ore intorno a un tavolo, in una sorta di appuntamento al buio. Sceglile differenti per sesso, età, estrazione sociale, servi cibo in abbondanza e lasciali chiacchierare di ciò che vogliono: politica, economia, famiglia, senza limiti e giudizi. Ripeti l’esperimento più e più volte, mescolando le persone, moltiplicando i gruppi. Ecco hai dato avvio a momenti di fraternità, che non potranno dare altro che frutti positivi… provare per credere.