Educazione cristiana, immaginare il futuro.

È la comunità che educa, non il singolo o non solo il singolo investito di un ruolo educativo: il catechista, l’animatore, l’allenatore, l’educatore, etc.

Asserendo questo non intendo deresponsabilizzare il singolo, anzi con questa affermazione viene valorizzata la responsabilità ed inserita in un contesto più ampio, quella della comunità, luogo in cui ogni adulto è soggetto attivo ed educante, perché non esiste un adulto che non sia educatore e questo è vero anche se non siamo d’accordo, anche se ci chiamiamo fuori e allontaniamo da noi questo compito educativo, noi educhiamo esistendo.
I figli di una comunità sono lo specchio del mondo adulto; afferma Italo Calvino nel suo romanzo Palomar: “La distanza tra due generazioni è data dagli elementi che esse hanno in comune e che obbligano alla ripetizione ciclica delle stesse esperienze” e chiude poche righe dopo con una constatazione amara: “Non abbiamo niente da insegnare su ciò che più somiglia alla nostra esperienza non possiamo influire; in ciò che porta la nostra impronta non sappiamo riconoscerci.” Al di là del pessimismo (o del realismo) Calviniano dobbiamo, intendo come adulti, prendere atto che esiste - volenti o nolenti - una nostra impronta sulle generazioni più giovani, siamo noi che li formiamo, è la comunità che educa e forma.
Siamo consapevoli di questo? Agiamo tenendo presente questo orizzonte reale e non ideale? Abbiamo o stiamo aiutando la comunità adulta ad essere educante, quindi iniziante alla vita cristiana.

Nell'agosto del 2003 l’allora vescovo di Brescia Giulio Sanguineti emanò un documento dal titolo “L’iniziazione Cristina dei fanciulli e dei ragazzi”, nella cui introduzione si afferma: “il presente nasce con l'intento di rivedere e di riprogettare la prassi pastorale (...) vuole essere uno stimolo per suscitare una salutare inquietudine, affinché da una pastorale di conversazione si passi ad una pastorale di missione.”
(Orientamento recentemente ribadito anche dal vescovo successore: Luciano Monari).

Al n. 43 dello stesso si afferma: “la Parrocchia dovrà superare quelle prassi che hanno contribuito a svilire l’iniziazione cristiana riducendola ad una continuazione dell'esperienza scolastica, ad un insegnamento puramente dottrinale, che apre l'accesso ai sacramenti in base all'età scolastica dei fanciulli. Nel tentativo di superare l'impostazione scolastica bisognerà transitare da una catechesi per classi a una per fasce d'età o a una catechesi intergenerazionale, con la partecipazione degli stessi adulti e, soprattutto, della famiglia.”

Mi sembra chiaro l’investimento -lungimirante e profetico- sul mondo adulto, sulla comunità.
Quanto in questi anni abbiamo rimesso seriamente in discussione il modello "tradizionale" di iniziazione?
Non è forse il caso di fare un tentativo, di mettere in atto una sperimentazione forte, che metta al centro la famiglia (gli adulti in genere) e le esperienze di vita?
In fondo non abbiamo nulla da perdere, perché è evidente una certa inefficacia degli sforzi di iniziazione posti in essere negli ultimi decenni.

L’iniziazione cristiana è il percorso, che il fanciullo e il ragazzo fanno, incontrando e relazionandosi con la comunità, che a sua volta è e rappresenta il corpo di Cristo.
Per questo ritengo insufficiente che un bambino si relazioni sempre e solo con un catechista (sempre lo stesso che lo accompagnerà dalla prima elementare alla prima media). È auspicabile che il fanciullo sperimenti modi e stili differenti, che percepisca realmente che esiste una comunità educante, che si prende cura nel modo più ampio possibile della sua vita.

Con uno sforzo immaginativo potremmo pensare che l’iniziazione nel suo svolgersi contempli, oltre alla catechesi, anche alcune attività concrete, userei il termine laboratoriali. Dei percorsi dove al centro si trovi il fare qualcosa e che al contempo siano caratterizzati da un taglio religioso, da una attenzione particolare alla Bibbia.
Itinerari che vedano il coinvolgimento di più figure educanti adulte, coinvolte anche solo per piccoli interventi.

Provo a mettere sul tavolo alcuni esempi molto concreti (quasi banali!), che vanno nell’ottica di un coinvolgimento del mondo adulto presente nella comunità:

Perché non pensare un laboratorio di cucina sviluppato attorno ai piatti biblici, una determinata pietanza diventa quindi il pretesto per conoscere una vicenda biblica (appartenente al nuovo come all'antico testamento), costruendo quindi un percorso logico di acquisizione di conoscenze. Penso alla forza che questo avrebbe in quaresima dove l'attenzione al cibo è parte importante del percorso religioso del credente.

L'attività fisica, in particolare il camminare. Gesù è per antonomasia l'uomo che cammina, che attraversa sia in senso metaforico che reale deserti come villaggi. Allora camminiamo anche noi con lui! Facciamolo per davvero e mentre camminiamo preghiamo, cantiamo, ascoltiamo passi della Scrittura.

Gesù è stato ed è l'uomo degli incontri, il Santo che entra nelle case di tutti, credenti e non credenti. Facciamolo anche noi, andiamo con i bambini a conoscere le persone del paese, entriamo nelle loro vite... credo resteremo sorpresi da vissuti straordinari!

Azzardo anche l'idea di un laboratorio sul dialetto, lingua e tradizione che rischia di andare perduta. Il linguaggio popolare è ricco di modi dire, di espressioni che hanno radici bibliche che varrebbe la pena riscoprire e valorizzare.

Ancora penso al giardinaggio, quante piante ed essenze vengono citate dalla Bibbia!
Conosciamole, seminiamole (nel limite del possibile) e curiamole.

Medesimo discorso potrebbe essere fatto nel campo musicale, curando un percorso che abbracci la musica sacra come quella liturgica, senza disdegnare incursioni nella musica leggera con riferimenti religiosi.

Quanto sopra giusto per fare alcune esempi.

È chiaro - come ho già detto- che questi laboratori non esauriscono e sostituiscono la catechesi intesa come passaggio di conoscenze, ma chiudono o cercano di chiudere il cerchio rispetto ad un’idea globale di iniziazione, liberandola dalla routine e da una certa impronta scolastica.

La partecipazione ai laboratori avverrà poi per classi miste, favorendo lo scambio e l'arricchimento fra diverse fasce d'età e chiederà un impegno di tempo maggiore rispetto alla tradizionale ora di catechismo…

È un cammino tutto da pensare... Proviamo, per una volta, ad immaginare il futuro?






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